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La stabilità non è uno slogan

La stabilità non è uno slogan

Il 4 settembre 2026 l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha raggiunto 1.413 giorni consecutivi, superando il precedente primato di 1.412 giorni del secondo governo Berlusconi e diventando il governo italiano più longevo ininterrottamente dal secondo dopoguerra.

In un Paese che, secondo il conteggio richiamato da Reuters, ha attraversato 68 governi in ottant’anni, non è un dettaglio. Nello stesso periodo iniziato nell’autunno 2022, la Francia ha cambiato cinque primi ministri e il Regno Unito quattro.

La durata non dimostra automaticamente che ogni politica sia stata corretta. Un governo può essere stabile e governare male. Ma la stabilità ha un valore concreto: rende più prevedibili bilanci, alleanze internazionali e decisioni economiche; riduce il rischio di crisi improvvise; consente alle istituzioni e agli investitori di ragionare su orizzonti meno brevi.

Financial Times

“Stabilità invidiabile”

Il quotidiano finanziario britannico riconosce a Meloni una stabilità politica rara, disciplina fiscale, prudenza geopolitica e collaborazione con l’Unione europea. La critica è altrettanto chiara: quella stabilità non sarebbe stata sfruttata abbastanza per riformare produttività, pubblica amministrazione e crescita.

Reuters

Credibilità finanziaria ritrovata

Reuters collega la durata del governo a una maggiore credibilità finanziaria. Gli analisti citati indicano tra i risultati principali la disciplina di bilancio, il calo della disoccupazione e la riduzione degli arrivi irregolari, pur giudicando limitati i progressi sulle riforme strutturali e sulla crescita.

The Wall Street Journal

Il governo più stabile da anni

Il giornale statunitense descrive Meloni come l’artefice del governo italiano più stabile degli ultimi decenni e attribuisce la tenuta della coalizione alla combinazione tra identità politica riconoscibile e pragmatismo, soprattutto nei rapporti internazionali.

The Telegraph

Un’“isola di stabilità”

Il quotidiano britannico ha presentato l’Italia come una relativa isola di stabilità dentro un’Europa attraversata da crisi di governo, sottolineando il cambiamento di percezione dei mercati rispetto ai timori che accompagnavano l’insediamento del 2022.

The Guardian

Stabilità riconosciuta anche da una lettura critica

Anche un articolo molto critico verso Meloni riconosce che il suo governo ha goduto di una stabilità sfuggita ai predecessori e che la gestione dei conti è generalmente considerata prudente. Contesta però l’assenza di riforme profonde e i risultati su produttività, salari e istruzione.

Fitch Ratings

La stabilità entra anche nel rating

Nel settembre 2025 Fitch ha alzato il rating italiano da BBB a BBB+ con prospettive stabili, richiamando il quadro politico stabile e il miglioramento dei conti pubblici. Non è un elogio giornalistico: è una valutazione che incide sulla percezione del rischio-Paese.

Il punto che manca spesso nel dibattito italiano: all’estero la descrizione prevalente non è “governo perfetto”, ma neppure “Italia allo sbando”. È piuttosto: governo stabile, pragmatico e fiscalmente prudente, ma ancora poco incisivo sulle riforme strutturali.

Le critiche della stampa straniera non vanno nascoste. Al contrario, rendono il riconoscimento più significativo: proprio testate che contestano diversi aspetti del governo ammettono che stabilità politica, disciplina fiscale e credibilità internazionale rappresentano risultati reali.

8. Il giudizio finale, senza fingere neutralità

Cosa è migliorato davvero

  • Occupazione e lavoro permanente.
  • Disoccupazione generale.
  • Sbarchi dal picco 2023 e nel primo semestre 2026.
  • Rimpatri nel primo semestre 2026.
  • Delitti denunciati nel primo semestre 2026.
  • Deficit pubblico rispetto al 2022.
  • Stabilità politica e credibilità finanziaria internazionale.

Cosa è ancora misto

  • PIL positivo, ma crescita modesta.
  • Criminalità recente in calo, ma livello annuale sopra 2019 e 2022.
  • Inflazione di fondo contenuta, ma energia molto cara.
  • Immigrazione migliorata dopo un 2023 fallimentare.

Cosa non funziona abbastanza

  • Carburanti molto cari e sopra la media UE.
  • Salari reali ancora depressi.
  • Industria debole.
  • Debito pubblico elevatissimo.
  • Disoccupazione giovanile ancora alta.
Un giudizio filo centrodestra non deve diventare cieco. Ma neppure deve accettare che ogni risultato positivo venga attribuito alla fortuna, all’Europa o ai governi precedenti, mentre ogni dato negativo viene personalizzato in Giorgia Meloni.

I numeri raccontano un governo che ha ottenuto o accompagnato risultati importanti sul lavoro, che dopo il disastro del 2023 ha ridotto nettamente gli sbarchi, che nel 2026 registra un calo significativo dei reati e che ha riportato il deficit vicino alla soglia europea.

Raccontano anche un Paese che cresce troppo lentamente, paga ancora duramente l’energia, non ha recuperato il potere d’acquisto perduto e continua a portare sulle spalle un debito gigantesco.

Definire tutto questo un “fallimento totale” non è opposizione rigorosa: è selezionare soltanto ciò che serve alla propria narrazione. Definirlo un “miracolo italiano” sarebbe propaganda speculare.

La conclusione più onesta è più semplice: il governo Meloni ha risultati reali da rivendicare e problemi reali dei quali rispondere. Chi vuole sostituirlo dovrebbe dimostrare di saper fare meglio, non limitarsi a negare ciò che è migliorato.

Nota metodologica: dati consultati il 4 settembre 2026. I numeri del 2026 sono provvisori o parziali secondo il calendario delle fonti. Il confronto dei carburanti usa la stessa settimana stagionale di fine agosto; i confronti semestrali riguardano lo stesso periodo dell’anno.

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