La crisi di Ceuta ha trasformato una questione tecnica già esistente in una battaglia politica televisiva.
Non l’ha creata.
Dire che dopo Ceuta l’Europa ha improvvisamente deciso di restituirci i dublinanti è una narrazione comoda e propagandista.
La realtà è meno spettacolare e molto più importante: tra il 2023 e il 2025 l’Italia aveva già ricevuto 109.427 richieste e aveva quasi completamente bloccato i trasferimenti dal dicembre 2022.
Ceuta non ha aperto il conto. Ha soltanto acceso i riflettori su un conto che esisteva da anni.
A titolo informativo quante volte
Dal 2006 all’agosto 2026 la Commissione europea ha registrato 501 notifiche di reintroduzione o proroga dei controlli alle frontiere interne dell’area Schengen. L’Italia ne conta 18; Austria 71, Germania 54 e Norvegia 46.
Quindi i controlli temporanei non sono un’invenzione di Giorgia Meloni, non rappresentano un’uscita da Schengen e non costituiscono un’eccezione italiana. Sono uno strumento utilizzato ripetutamente da molti governi europei per migrazione, terrorismo, pandemia, vertici e ordine pubblico.
Si può discutere se la singola decisione italiana fosse necessaria e proporzionata. Non si può raccontare seriamente che nessun altro Paese abbia mai fatto qualcosa di simile.
La formula corretta: non hanno “chiuso” o abbandonato Schengen. Hanno temporaneamente reintrodotto controlli a tutte o a una parte delle frontiere interne, per terrorismo, migrazione, pandemia, vertici internazionali, grandi eventi o motivi di ordine pubblico. Il Codice frontiere Schengen lo consente come misura eccezionale, temporanea
| Paese | Notifiche | Paese | Notifiche |
|---|---|---|---|
| Austria | 71 | Germania | 54 |
| Norvegia | 46 | Finlandia | 33 |
| Francia | 32 | Danimarca | 30 |
| Svezia | 27 | Spagna | 22 |
| Polonia | 21 | Cechia | 20 |
| Ungheria | 19 | Italia | 18 |
| Portogallo | 14 | Islanda | 13 |
| Belgio | 13 | Svizzera | 12 |
| Slovacchia | 12 | Estonia | 12 |
| Slovenia | 11 | Lituania | 10 |
| Paesi Bassi | 5 | Malta | 4 |
| Bulgaria | 1 | Lettonia | 1 |
Torniamo ai dublinanti
Tra il 2023 e il 2025 l’Italia aveva già ricevuto 109.427 richieste di trasferimento. Ceuta ha acceso lo scontro politico: non ha creato il problema, le regole o il contenzioso europeo.
Prima la crisi migratoria di Ceuta.
Poi i controlli italiani sui collegamenti con la Spagna.
Subito dopo, gli annunci di diversi governi europei intenzionati a riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti dublinanti.
Infine il racconto politico già pronto:
Meloni ha sfidato la Spagna e adesso l’Europa le presenta il conto. Il grande boomerang dei dublinanti.
È una storia semplice. Ha un’azione, una reazione e una colpevole riconoscibile.
Ma ha un problema: la cronologia non coincide.
Le richieste di trasferimento verso l’Italia non sono nate dopo Ceuta. Non sono cominciate nel luglio 2026 e non sono la conseguenza giuridica dei controlli temporanei decisi da Roma nei confronti degli arrivi dalla Spagna.
Il problema esisteva da anni.
I numeri precedenti a Ceuta
Secondo Eurostat, l’Italia ha ricevuto:
| Anno | Richieste “Dublino” indirizzate all’Italia |
|---|---|
| 2023 | 42.468 |
| 2024 | 42.807 |
| 2025 | 24.152 (stima Eurostat) |
| Totale 2023-2025 | 109.427 |
Nel 2023 e nel 2024 l’Italia è stata il Paese dell’Unione che ha ricevuto il maggior numero di richieste in entrata. È rimasta al primo posto anche nel 2025, nonostante la forte diminuzione rispetto ai due anni precedenti.
La crisi di Ceuta è esplosa alla fine di luglio 2026. Le 109.427 richieste erano dunque già state inoltrate prima che il confine tra Marocco e Spagna diventasse il centro della nuova polemica europea.
Ceuta può avere accelerato gli annunci e irrigidito i rapporti politici. Non ha creato il meccanismo né il conto amministrativo accumulato negli anni precedenti.
Chi sono realmente i “dublinanti”
Dublinante è un termine giornalistico, non il nome di una categoria giuridica ufficiale.
Indica, in modo semplificato, una persona la cui domanda di protezione internazionale dovrebbe essere esaminata da un determinato Stato europeo secondo le regole comuni, ma che nel frattempo si trova in un altro Stato.
Un caso frequente è questo:
- una persona entra nell’Unione europea passando dall’Italia;
- viene identificata oppure presenta qui una domanda d’asilo;
- successivamente si sposta in Germania, Francia, Svezia o in un altro Paese;
- il secondo Stato ritiene che la domanda debba essere gestita dall’Italia;
- presenta quindi una richiesta di presa o ripresa in carico.
Il primo ingresso è un criterio importante, ma non è l’unico. Contano anche i legami familiari, i visti, i documenti di soggiorno, le domande precedenti e altre circostanze personali.
Questi trasferimenti non riguardano automaticamente persone condannate per reati o già destinate all’espulsione. Riguardano soprattutto quale Stato debba esaminare la domanda di protezione internazionale.
L’Italia aveva sospeso i trasferimenti già nel dicembre 2022
Il passaggio decisivo precede Ceuta di quasi quattro anni.
Il 5 dicembre 2022 l’Unità Dublino italiana comunicò agli altri Stati europei la sospensione temporanea dei trasferimenti in entrata, con l’eccezione di alcuni ricongiungimenti familiari riguardanti minori non accompagnati.
La motivazione indicata era la mancanza di posti disponibili nel sistema di accoglienza. Una seconda comunicazione del 7 dicembre richiamò anche l’elevato numero di arrivi via mare e via terra.
In una valutazione pubblicata il 15 luglio 2026, quindi prima della crisi di Ceuta, la Commissione europea ricordava che quelle circolari non risultavano formalmente revocate o sostituite.
Da allora gli altri Stati hanno continuato a presentare richieste, mentre i trasferimenti fisici verso l’Italia sono rimasti quasi completamente bloccati.
Nel solo 2025 l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste, ma risultano appena 85 trasferimenti effettivi.
Si può ritenere la sospensione necessaria perché l’accoglienza italiana era sotto pressione. Si può considerarla incompatibile con gli obblighi europei. Si può sostenere che abbia evitato per anni l’arrivo di migliaia di persone.
Ma non si può raccontare che la questione sia comparsa improvvisamente dopo una lite politica con la Spagna.
109.427 richieste non significano 109.427 persone in viaggio verso l’Italia
Questo è il chiarimento più importante.
Le 109.427 sono richieste amministrative. Non sono 109.427 trasferimenti già autorizzati e non sono un gruppo di 109.427 persone che l’Europa possa caricare oggi su aerei e traghetti diretti in Italia.
Il procedimento contiene passaggi differenti:
- uno Stato presenta la richiesta all’Italia;
- la responsabilità viene valutata secondo le regole europee;
- la richiesta può essere accettata, contestata, superata o chiusa;
- soltanto dopo può essere organizzato il trasferimento fisico.
Tra richiesta e trasferimento possono intervenire:
- ricorsi;
- irreperibilità della persona;
- scadenza dei termini;
- problemi sanitari;
- legami familiari;
- decisioni giudiziarie;
- accordi tra governi;
- cambiamenti nella responsabilità dello Stato competente.
Per capire la distanza tra carta e realtà basta guardare l’intera Unione: nel 2025 sono state registrate 115.625 richieste in entrata, ma i trasferimenti effettivamente realizzati sono stati 17.406.
Molte vecchie pratiche non rimangono valide per sempre
Nel vecchio sistema Dublino III, il trasferimento doveva normalmente essere eseguito entro sei mesi dall’accettazione della richiesta o dalla decisione definitiva su un eventuale ricorso con effetto sospensivo.
Se non veniva eseguito entro il termine, la responsabilità passava in genere allo Stato che aveva presentato la richiesta.
Il termine poteva essere esteso fino a un anno in caso di detenzione e fino a diciotto mesi quando la persona risultava irreperibile.
Perciò una pratica del 2023 non resta automaticamente aperta e trasferibile per sempre. Molti casi possono essere scaduti, chiusi, superati da una decisione sulla domanda o ormai divenuti responsabilità dello Stato nel quale la persona si trova.
Il totale di 109.427 misura la dimensione delle richieste accumulate. Non misura il numero certo dei trasferimenti futuri.
Anche il nuovo Patto europeo precede Ceuta
Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo è entrato in applicazione il 12 giugno 2026, più di un mese prima della crisi di Ceuta.
Le nuove regole hanno sostituito e riorganizzato il sistema precedente, con procedure più rapide, criteri di responsabilità più stabili, un Eurodac rafforzato e un meccanismo permanente di solidarietà tra gli Stati.
La Commissione europea aveva già sollevato il problema italiano prima degli eventi del 30 e 31 luglio. Nel documento del 15 luglio ricordava che uno Stato indicato come responsabile non può sottrarsi unilateralmente ai propri obblighi e chiedeva all’Italia di rimuovere gli impedimenti rimasti.
Anche questo dato rende difficile sostenere che la questione sia nata come vendetta successiva a Ceuta.
Che cosa ha cambiato davvero Ceuta
Ceuta ha cambiato il clima politico.
Dopo il massiccio ingresso nell’enclave spagnola, il governo italiano ha reintrodotto controlli temporanei sui collegamenti provenienti dalla Spagna, cosa che han sempre fatto anche altri paese in passato sostenendo che fossero necessari per la sicurezza e per la protezione dei confini.
Nei giorni successivi alcuni governi europei hanno annunciato pubblicamente di voler riprendere o applicare con maggiore decisione i trasferimenti verso l’Italia.
È dunque possibile che Ceuta abbia:
- accelerato gli annunci;
- irrigidito le posizioni diplomatiche;
- reso politicamente visibile un dossier prima quasi sconosciuto al pubblico;
- trasformato una questione tecnica in uno scontro tra maggioranza e opposizione.
Ma accelerare non significa creare.
Le richieste esistevano.
La sospensione italiana esisteva.
Il nuovo Patto era già in applicazione.
La Commissione aveva già contestato il blocco.
Schengen e trasferimenti Dublino non sono la stessa cosa
Un’altra confusione utile alla propaganda consiste nel sovrapporre due piani differenti.
I controlli introdotti sui collegamenti con la Spagna riguardano Schengen, cioè la libera circolazione e i controlli alle frontiere interne.
I trasferimenti dei richiedenti asilo riguardano invece le regole europee per determinare quale Stato sia responsabile di una domanda di protezione.
La decisione italiana sui controlli non ha creato per Germania, Svezia, Austria o Svizzera un potere nuovo di “vendicarsi”.
Quei Paesi avevano già la possibilità di presentare richieste e lo facevano da anni.
Dove finisce la critica e comincia la propaganda
La critica al governo Meloni è legittima.
Il governo deve spiegare perché abbia mantenuto il blocco per così tanto tempo, quali vecchie richieste siano ancora valide, quanti posti siano disponibili e quali accordi abbia concluso con gli altri Stati.
La propaganda comincia quando si racconta che:
- i dublinanti sarebbero nati dopo Ceuta;
- gli altri Stati avrebbero scoperto soltanto ora di poterli trasferire;
- le richieste sarebbero la conseguenza automatica dei controlli italiani sulla Spagna;
- 109.427 richieste equivarrebbero a 109.427 arrivi imminenti;
- l’intero dossier sarebbe il risultato di una singola scelta di Meloni nel luglio 2026.
I dati raccontano altro.
Nel 2023 l’Italia ricevette 42.468 richieste. Nel 2024 ne ricevette 42.807. Nel 2025 altre 24.152.
La sospensione italiana era cominciata nel dicembre 2022. Il nuovo Patto è entrato in applicazione nel giugno 2026. La Commissione è intervenuta il 15 luglio. Ceuta è arrivata alla fine del mese.
L’ordine degli eventi non è un’opinione.
Il conto era già aperto
Il problema dei dublinanti è reale.
La sospensione italiana lo ha congelato, non cancellato.
Il nuovo sistema europeo cerca di rendere i trasferimenti più rapidi e più difficili da bloccare unilateralmente.
Alcuni Paesi stanno ora provando a riattivare il meccanismo, ma il numero delle persone che potranno realmente essere trasferite sarà molto inferiore alla somma grezza delle richieste del triennio.
Fonti essenziali
- Eurostat — Dati sul sistema Dublino nel 2023
- Eurostat — Dati sul sistema Dublino nel 2024
- Eurostat — Dati sul sistema Dublino nel 2025
- Commissione europea — Valutazione del 15 luglio 2026 sulla sospensione italiana dei trasferimenti
- Commissione europea — Entrata in applicazione del Patto su migrazione e asilo
- EUR-Lex — Regolamento Dublino III e termini dei trasferimenti
- Euronews — Il dibattito europeo sui trasferimenti verso l’Italia
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