
Si può detestare Vannacci. Ma prima di preferirgli un’autorità religiosa bisognerebbe sapere quali libertà garantisce realmente la Costituzione italiana.
La domanda posta durante un Pride era chiarissima:
“Preferiresti essere governato da un imam o da Vannacci?”
In una clip circolata sui social, un partecipante risponde scegliendo senza esitazione l’imam e sostenendo, in sostanza, che con lui vi sarebbe più libertà di essere ciò che si vuole.
Prima precisazione necessaria: è una breve clip social.
Non sappiamo quante persone siano state intervistate, quante abbiano risposto diversamente e quali tagli siano stati effettuati.
Quel ragazzo non rappresenta tutti i partecipanti al Pride, la comunità LGBTQ o l’intera sinistra.
Ma ha dato quella risposta. E quella risposta merita di essere analizzata.
Credo davvero che desideri essere governato da un imam?
A mio giudizio, no.
Credo che abbia risposto “imam” soprattutto per dire: “Vannacci mi è talmente antipatico che preferisco chiunque”.
Non è una certezza sulla sua intenzione. È la lettura che emerge dalla risposta riportata nel filmato.
Ed è proprio questo il problema.
L’avversione politica diventa tanto forte da rendere inutile perfino conoscere l’alternativa.
Non serve sapere che cosa pensi quell’imam.
Non serve sapere quale rapporto immagini tra religione e legge civile.
Non serve sapere che cosa ritenga dell’omosessualità, delle donne, della libertà di critica o del diritto di cambiare religione.
Basta che non sia Vannacci.
Questo non è ragionamento politico. È un riflesso.
Non tutti gli imam sono uguali
La parola “imam” non indica automaticamente un dittatore islamista.
Può indicare semplicemente la persona che guida la preghiera in una moschea e svolge un ruolo religioso o comunitario.
Esistono imam moderati, conservatori, aperti al dialogo e integralisti. Perciò non avrebbe senso scrivere che ogni imam toglierebbe i diritti agli omosessuali.
Ma la domanda del video non chiedeva: “Preferisci come vicino di casa un imam o Vannacci?”
Chiedeva da chi si preferirebbe essere governati.
E a quel punto bisogna capire quale modello di governo si abbia in mente.
Un imam sottoposto alla Costituzione oppure una legge religiosa?
Le possibilità sono due.
La prima: un cittadino musulmano, anche imam, viene eletto democraticamente e governa rispettando la Costituzione italiana.
In questo caso deve rispettare le stesse regole di Vannacci, Meloni, Schlein o qualunque altro politico: diritti inviolabili, Parlamento, tribunali, libertà di espressione e possibilità di essere sostituito attraverso le elezioni.
Allora il confronto non è tra islam e democrazia. È tra due persone diverse che operano entrambe dentro l’ordinamento costituzionale.
La seconda possibilità: con “governo di un imam” si intende un sistema nel quale una dottrina religiosa stabilisce le leggi pubbliche e prevale sulle scelte individuali.
In quel caso una persona LGBTQ dovrebbe spiegare perché considera quel modello più sicuro per le proprie libertà rispetto a una democrazia costituzionale, soltanto perché detesta il politico indicato nell’altra risposta.
In Italia i diritti LGBTQ esistono davvero
L’Italia non ha raggiunto la piena uguaglianza in ogni materia.
Non esiste ancora il matrimonio egualitario nazionale e rimangono questioni aperte sulla genitorialità e su altre forme di tutela.
Ma da questo non deriva che in Italia non vi siano diritti reali.
Dal 2016 due persone dello stesso sesso possono costituire un’unione civile davanti all’ufficiale di stato civile.
La normativa italiana ed europea vieta la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale nell’ambito del lavoro e dell’occupazione.
Una persona può organizzare e frequentare un Pride, dichiarare pubblicamente il proprio orientamento, criticare Vannacci, criticare Meloni, criticare una religione o un partito politico.
Può perfino rispondere davanti a una telecamera che preferirebbe essere governata da un imam.
Ed è proprio il sistema democratico italiano che le permette di dirlo.
Vannacci può fare ciò che vuole?
No.
Può esprimere opinioni politiche, anche dure e sgradite.
Può proporre modifiche legislative.
Può essere criticato, contestato e sconfitto alle elezioni.
Ma non può svegliarsi una mattina e rendere l’omosessualità un reato con una decisione personale.
Non può abolire da solo le unioni civili.
Non può sostituire la Costituzione con il proprio libro.
Non può sottrarsi ai giudici, al Parlamento e ai limiti dell’ordinamento.
Questa è la differenza tra un politico democraticamente eletto, per quanto possa risultare sgradevole, e un’autorità che pretende di derivare il proprio potere da una verità religiosa non sottoposta alla scelta dei cittadini.
Il punto non è difendere Vannacci
Non condividere Vannacci è legittimo.
Considerare alcune sue dichiarazioni offensive è legittimo.
Votare contro di lui è legittimo.
Manifestare contro le sue idee è legittimo.
Ma dire “scelgo un imam perché con lui sarei più libero”, senza sapere quale imam, quale interpretazione religiosa e quale rapporto con la legge civile si stia immaginando, non è una critica ragionata a Vannacci.
È una risposta data per dispetto.
E una risposta data per dispetto rivela che l’avversario è stato trasformato nel male assoluto.
Una volta compiuta questa operazione, qualunque alternativa diventa accettabile per definizione. Non importa conoscerla, valutarla o chiedersi se protegga davvero i tuoi diritti.
L’unica cosa che conta è dimostrare pubblicamente quanto si disprezzi l’altro nome.
Il paradosso della libertà già posseduta
La parte più sorprendente è questa:
quella persona può dire di preferire un imam proprio perché vive in una democrazia che tutela la sua libertà di espressione.
Può vestirsi come vuole.
Può partecipare al Pride.
Può criticare il governo.
Può rifiutare la morale religiosa.
Può vivere pubblicamente il proprio orientamento.
Non tutto è perfetto e non ogni discriminazione è stata eliminata.
Ma quelle libertà sono reali.
Considerarle inesistenti soltanto perché il governo non piace significa non rendersi più conto dei diritti che si stanno esercitando nello stesso momento in cui li si nega.
Una risposta più adulta
Alla domanda “imam o Vannacci?”, una risposta consapevole avrebbe potuto essere:
“Dipende dalle idee dell’imam. Non scelgo una persona in base alla religione o alla categoria. Scelgo chi rispetta la Costituzione e i miei diritti.”
Questa sarebbe stata una risposta liberale.
Avrebbe giudicato le azioni e le idee, non l’identità.
Avrebbe evitato sia il pregiudizio contro tutti i musulmani sia l’idealizzazione automatica di una figura religiosa.
Invece è arrivata la risposta più facile: chiunque, purché non sia Vannacci.
Ed è proprio così che la propaganda spegne il pensiero.
Prima trasforma un avversario nel male assoluto.
Poi rende superfluo conoscere tutto il resto.
Si può detestare Vannacci. Ma scegliere al buio un’autorità religiosa soltanto per fargli dispetto non è apertura mentale. È aver rinunciato a ragionare.
Fonti essenziali
- Clip social contenente la domanda «imam o Vannacci?»; il filmato è montato e non rappresenta un sondaggio
- Senato della Repubblica — testo vigente della Costituzione italiana
- Normattiva — Legge 20 maggio 2016, n. 76, unioni civili
- Normattiva — D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 216, parità di trattamento nel lavoro
- EUR-Lex — Direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione
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